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11 Lug 2018

Edilizia acrobatica: nuova alternativa o vecchio rischio?

Edilizia acrobatica: ecco cos’è

Questo genere di attività, che si sta diffondendo lungo tutto il territorio nazionale, viene sovente denominata “edilizia acrobatica” ma, in sostanza, si tratta di lavorazioni eseguite da esperti e qualificati operatori su fune che mettono a disposizione dell’edilizia “classica” la loro competenza specifica, realizzando quelle che vengono definite “lavorazioni verticali”.

A seguito dell’espansione di questa attività, un numero crescente di tecnici del settore (progettisti, D.L. o Coordinatori per la Sicurezza) si ritrova dinnanzi a proposte progettuali e/o preventivi per lavorazioni “comuni” da svolgersi mediante l’ausilio di sistemi di accesso e posizionamento su funi. Tali proposte sono spesso fortemente caldeggiate dai committenti anche in virtù del fatto che questi preventivi sono talvolta più convenienti dal punto di vista economico, della durata complessiva dei lavori o per il limitato impatto visivo rispetto ad un ponteggio.

Edilizia acrobatica: le criticità secondo l’81/2008

I tecnici interpellati da questi committenti sono sempre dubbiosi sulla fattibilità di queste lavorazioni e appaiono spesso preoccupati per un eventuale controllo da parte degli organi di vigilanza, che possa comportare fastidiose conseguenze anche di carattere sanzionatorio. In effetti, a voler ben guardare l’attuale impianto legislativo, la specifica norma di riferimento – art.111 del d.lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii., che al comma 1 recita : “Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri:
a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
b) dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi.”

Al comma 4 la situazione non è diversa: “Il datore di lavoro dispone affinché siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore è direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro considerata più sicura non è giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare. Lo stesso datore di lavoro prevede l’impiego di un sedile munito di appositi accessori in funzione dell’esito della valutazione dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico”.

E così al comma 6: “Il datore di lavoro nel caso in cui l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci. Il lavoro è eseguito previa adozione di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati”.

In termini più concreti, la norma sembra non ammettere eccezioni: utilizzare sempre dispositivi di protezione collettiva ed affidarsi a sistemi su fune solo in casi residuali.